Recensione a cura di Shahrazad
Il Prologo presenta il romanzo come la traduzione, compiuta a sua volta da una traduzione francese, di un introvabile manoscritto in cui il benedettino Adso di Melk racconta, ormai vecchio, i fatti di cui fu testimone in un imprecisa abbazia benedettina dell’Italia settentrionale, dove si reco’, ancora novizio, alla fine di novembre del 1327 insieme al maestro Guglielmo di Baskerville.
In questo romanzo Eco, con il suo stile audace e razionale, colto e raffinato, unitamente ad una sterminata conoscenza dell’epoca medioevale, ci proietta in una atmosfera a meta’ strada tra il giallo e il romanzo storico. La cultura, la tradizione, il profumo degli intrighi del Medioevo rivivono nelle quasi 500 pagine, mai banali o noiose di questo libro. A rendere ancora piu’ vivaci ed argute lo srotolarsi delle vicende ci pensano l’alone di mistero e l’interesse pe i codici cifrati inseriti nella religiosita’ inviolabile del monastero in cui avvengono i fatti narrati. La suspence prevale nel finale, dove uno scenario apocalittico, inizialmente inimmaginabile dal lettore, costituisce una degna conclusione per questo indiscutibile capolavoro del ‘900.
Dipingendo la metafora dell’uomo, il libro ruota attorno alla biblioteca posta al centro dell’abbazia (il sapere, il cuore della vita), dove i monaci vi girano attorno senza poterci entrare (metafora del mondo che gira a vuoto) e c’é chi uccide, chi riesce ad entrarvi (l’ignoranza) e il protagonista (il ricercatore, lo studioso) che giunge alla soluzione entrando in essa.
Un libro che ho ripreso piu’ volte nel tempo, coinvolgente, appassionante, che a mio parere andrebbe letto nel corso della nostra “crescita intellettuale” sia a livello scolastico sia a livello personale.
Scheda Libro
Titolo: Il Nome della Rosa
Autore: Umberto Eco
Editore: Bompiani
Collana: I grandi tascabili
Pagine: nd.
ISBN: 8845246345
Prezzo Deastore.com: 10,00 €

Un capolavoro, denso di riferimenti alla cultura classica e mediovale.
Un giallo medioevale, che non prescinde dal misticismo e dalla filologia monastica, che avvolge di mistero il sapere classico.
La versione cinematografica è meritevole di lode, a mio avviso per due motivi: rende perfettamente l’atmosfera del libro attraverso un’attenta ricostruzione della vita quotidiana monastica e ha permesso ai più di avvicinarsi ad un romanzo sicuramente non facilissimo.
Baudolino, commentato nel mio blog, ne costituisce una sorta di continuazione. Non a caso vi è un implicita menzione del nome della rosa nella pagine introduttive: “et come diceva queltale il police mi duole”