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Moby Dick

Recensione a cura di Piratessa Morgan

Achab, capitano della Pequod, ha giurato di vendicarsi di Moby Dick, una balena astuta e feroce, a causa della quale ha perso una gamba. Moby Dick è il terrore di tutti i balenieri che vedono in lei, con paura ancestrale, l’incarnazione stessa del demonio. Appena salpata la nave da Nantucket, Achab raduna i suoi uomini e li avverte che la caccia del Pequod terminerà solo con la cattura dell’inafferrabile “balena bianca”. Comincia così l’inseguimento che poterà la Pequod sui mari di mezzo mondo.

Herman Melville pubblicò questo romanzo nel 1851 quando, allora trentaduenne, aveva già alle spalle numerose esperienze marinaresche. Aveva già affrontato i pericoli che la navigazione per mari comporta e, guidato dalla sua naturale irrequietezza, si era sempre domandato il “perché”, il senso ultimo della vita umana, alla ricerca di un approdo, un porto sicuro, una verità ultima sulla vita e sull’uomo.

Elemento che ad una lettura superficiale può non essere percepito ma che è fondamentale e va tenuto ben presente.

Moby Dick è alla base di tutta la letteratura marinaresca (seguirono le orme di Melville i successori Conrad e London). Questo però comporterebbe sminuire l’opera che non va considerata alla stregua di un comune romanzo ma masconde, se vogliamo, un significato più profondo.

La navigazione per mari della Pequod rappresenta in sostanza la navigazione dell’umanità nella sua interezza e la sua lotta contro la sorte avversa, Moby Dick, che in questo caso non sarebbe una comune preda di caccia ma rappresenterebbe la forza misteriosa della natura che invita l’uomo alla lotta, come direbbe Hemingway, una lotta in cui l’uomo si ritrova a volte vincitore a volte vinto.

Dunque Melville apre un nuovo interrogativo che attanaglia l’uomo ancora oggi. Esiste il destino? La nostra sorte è già stata scritta?

Le opinioni sono discordanti e mentre in molti hanno affermato che “quemque fabrum esse fortunae suae” ovvero “ognuno è artefice del proprio destino” in questo romanzo si afferma il contrario: l’uomo non può niente contro il “maligno destino” e si trova inesorabilmente sopraffatto da ciò che non può controllare.

Spesso quest’opera è stata considerata “per ragazzi” sminuendo così il suo grande valore artistico, ma è impossibile che i ragazzi possano scoprire certi significati metaforici dell’opera: essi ammireranno il coraggio degli intrepidi marinai, si lasceranno trasportare per mari e oceani sconosciuti dalla loro fantasia, immaginando di essere anche loro a bordo della Pequod e di vivere mirabolanti avventure. Forse in questo sta il valore educativo del libro, nello stimolare la fantasia, e ad una lettura più attenta a riflettere su interrogativi, se vogliamo filosofici, che da sempre l’uomo si è posto.

Proprio per questo Moby Dick è indicato ai lettori più giovani come a quelli più adulti.

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