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sulla sponda del fiume piedra mi sono seduta e ho pianto

Recensione a cura di Tiziana Vitale

Pilar era una giovane ragazza di Soria, una città piccola ma accogliente. In quello stesso luogo, aveva conosciuto il suo amore e aveva trascorso insieme a lui l’infanzia e l’adolescenza. Ma, come tutti i giovani di Soria, anche lui voleva andarsene da quel luogo alla riscoperta del mondo. Così fu, le strade dei due si divisero per poi riunirsi nuovamente alla conferenza di Madrid, dove l’innamorato di Pilar parlava del miracolo della vita e della luce di Dio in essa.

Sulla sponda del fiume Piedra si era seduta ed aveva pianto e se avesse potuto avrebbe strappato il suo cuore dal petto e lo avrebbe lanciato nella corrente affinché le sue lacrime potessero scorrere lontano dai segreti di lui e dalla sua visione diversa della vita.

La riscoperta di Dio e del suo volto femminile, la partecipazione verso il mondo “diverso” e, soprattutto, “l’importanza del totale abbandono verso la vita e Dio” o più esattamente “verso l’amore” costituiranno la risposta ad ogni domanda di Pilar. Lei aveva scoperto che amare significava comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio.

Il feedback iniziale e le parole usate da Paulo Coelho suscitano nel lettore la curiosità di sapere e di proseguire con il racconto che lascerà nel finale tante domande da porsi sul mondo divino.

Nelle storie d’amore di Paulo Coelho, l‘amore non è solo il semplice legame tra due persone, ma include la sfera dell’eternità e del divino.

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