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Resurrezione

Recensione a cura di Shalimar

Uno degli ultimi romanzi del grande scrittore russo, nella sua fase di “crisi” narrativa, inevitabilmente influenzata dai nuovi talenti letterari che stavano iniziando a farsi notare.

In un momento in cui, grazie alla trasposizione televisiva del suo capolavoro “Guerra e pace” , l’informazione ha acceso nuovamente i riflettori su di lui facendolo riscoprire dalle nuove generazioni, è oltremodo interessante leggere questo suo classico meno conosciuto, nel quale un principe russo salva dalla condanna, sposandola ( scandaloso coraggio!), una giovane prostituta accusata di omicidio, che egli aveva sedotto anni prima, inducendola al degrado morale.

Romanzo prettamente romantico, ma con studi psicologici più approfonditi ed attenzione ai nuovi aspetti “sociali”, causati dalla nuova sensibilità dell’autore verso un ambiente che si preparava a cambiare profondamente.

Una lettura imperdibile per tutti gli amanti della grande narrativa romantica russa.

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Racconti fantastici dell’Ottocento

Recensione a cura di Shalimar

In due volumetti sono presentati gli aspetti del gusto fantastico ottocentesco, lo stesso che coinvolse E. A. Poe, gli scrittori di gusto “gotico”, gli  Scapigliati col gusto del “noir”.Un Ottocento meno noto, o noto solo parzialmente, ma non per questo meno valido.

Dodici sono i racconti di tipo “fantastico visionario”, che vedono impegnati autori come Potocki  o Le Fanu; quattordici sono, invece, quelli imperniati sul “fantastico quotidiano”, con autori come Poe  e Wells.

Il volto oscuro e misterioso, che impronta di sé tanta letteratura del  secolo XIX, emerge, sempre nuovo e sorprendente, da questa antologia, curata ottimamente, come si può facilmente immaginare, dal nostro Italo Calvino.

Un libro che gli amanti del genere non devono mancare di leggere.

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Mondo senza fine

Recensione a cura di IoePapperina

“Due secoli dopo i Pilastri della terra”. Avevo già letto quel libro con avidità ed estremo piacere tanto chè, mi ero accorta di essermene affezionata e non sapevo se volevo finirlo, oppure mantenere quella lettura più a lungo per non trovarmi poi orfana del mio appuntamento serale con lui.
Ovviamente ha prevalso la curiosità e l’ho finito. Oggi mi ritrovo con il mano ” Mondo senza fine”. Sono un po’ perplessa: non mi deluderà?

Difficile ricreare l’atmosfera del libro precedente, la passione che ne usciva, l’attenzione con cui Follet riusciva a condurre il lettore attraverso la vita di tanti personaggi.
Comincio prevenuta ma poi, ecco di nuovo la stessa sensazione.
Di nuovo mi ricalo in questa narrazione, mi ritrovo nella stessa Cattedrale ma solo duecento anni dopo.
Un Ken Follet ovviamente diverso da quello che scriveva “La cruna dell’ago” , ” Codice Rebecca” eccetera..
Qui il racconto è ancora una volta il percorso della vita di una città. E’ ancora l’obiettivo della costruzione della più alta torre che ci sia in Inghilterra in quel periodo.

Tutto comincia con quattro bambini che si trovano coinvolti in un assassinio.
Da questo, che diventerà il loro segreto, verranno condizionate le loro vite con intrecci, amori, paure, separazioni, ricatti e dolori.
La magistrale rappresentazione della guerra fra Inghilterra e Francia ci fa vedere le varie tecniche usate in quel periodo, ci porta a conoscenza delle cattiverie che ne derivano e le ambizioni che fanno passare i limiti.
Così attorno al fulcro della Cattedrale di Kingsbridge gira la storia di circa settant’anni di pieno medioevo e di piena peste che raggiunge tutti e tutto facendone la malattia del tempo.

I dettagli scorrono veloci e il lettore non si accorge di quanto possa essere difficile portare avanti un libro di tali dimensioni con tanti personaggi in modo così equilibrato.
Un grande scrittore e il degno seguito dell’ altrettanto grande libro “I Pilastri della Terra”.
Lo stile è lo stesso e mi sono ritrovata a pagina 1366 con lo stesso rimpiano di venti anni fa.
Ho perso il mio appuntamento serale che aspettavo per tutto il giorno con emozione e curiosità.
Nonostante il “volume” del volume, si legge in modo scorrevole, piacevole alla mente, e in più si nota il notevole approfondimento di quello che erano gli usi e i costumi di quel tempo.
Ken Follet si rivela, ancora una volta, un grande scrittore che per scrivere, come ogni grande, si documenta prima in modo ineccepibile.

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Il collo mi fa impazzire

Recensione a cura di IoePapperina

La sceneggiatrice di “Harry ti presento Sally” e la regista di “Insonnia d’amore”, ” C’é post@ per te”, e ” Vita da strega” per la prima volta si cimenta nel mettere per iscritto il suo essere donna.
Un libro al di fuori degli schemi normali dove l’ironia e l’intelligenza di una donna sicura di se e che non ha paura di mettersi a confronto con se stessa, con il passare del tempo, con le proprie frivolezze, con il suo essere grassa, ci porta  a leggerlo tutto di un fiato.

Nora ci svela le sue abitudini, le sue manie, a cominciare dall’esporci le svariate creme che popolano il suo bagno e che, per lo più sono ancora chiuse e quindi non hanno potuto fermare il tempo come affermano le loro etichette, al problema della tinta per i capelli, quantificandoci il tempo che per fare tutto questo, perde in un anno.
Conteggia non solo quello in modo da farci capire quando ne perdiamo, ma ,invece, riduce tutto al costo di un capuccino al giorno, quando  deve comperare qualche cosa di importante.
Ci fa vedere cosa succede in quella New York che lei tanto ama e nella quale viaggia, trasferendosi da un appartamento all’altro, innamorandosi sempre  e sempre dovendo lasciare quel nido che si è costruita, comprendendo con questi anche i mariti.
Ma tutto ciò alla fine, non la danneggia anzi, ogni volta troverà che il posto è migliore, che c’è un negozio in più, che la vista è più bella, che il cinese qui ti porta la cena a casa.

Ti fa riflettere su quanto sia cambiata, in così breve tempo, la vita di noi donne in questi pochi deceni, ripercorrendo la sua.
Indica le cose indispensabili per una signora, per essere all’altezza, per essere, in fondo, uguale alle altre, ponendosi alla fine una semplice domanda: perché?
Un libro che è rimasto primo, nelle classifiche degli Stati Uniti, per trenta settimane e che io trovo sia fondamentale da leggere per capirci di più e per imparare a ridere di più di noi stesse che forse, ultimamente, ci prendiamo un po’ troppo sul serio.

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Il Marinaio

Recensione a cura di Shalimar

Non so quanti di voi sappiano che Pessoa scrisse anche drammi teatrali.
Questo, “Il marinaio”, è sempre stato molto discusso dalla critica; Pessoa lo definì, con sottotitolo, “dramma statico” , quindi da leggere, non da vedere rappresentato su un palcoscenico.

La perfezione formale, anzi il preziosismo linguistico, è talmente elevato da tramutare tutta l’opera in un prezioso gioiello celliniano o, per essere più moderni, in un quadro alla Klimt, sfolgorante d’oro e smalti.
L’atmosfera che si respira nell’opera, fin dalle prime battute, più che surreale, come qualcuno ha voluto definirla , è onirica, sognante.
Le tre fanciulle biancovestite, che vegliano l’amica morta, vivranno solo una notte, quella presente, dissolvendosi all’alba.

Maeterlinck, il simbolismo, il paradosso del sogno nel sogno, tutto conduce ad una tensione magica verso la luce, che, pur cancellando la presenza delle giovani con lo stridente cigolare delle ruote di una carrozza, riporta l’inevitabile realtà e la continuazione della vita.
Le tre eteree ragazze, per potersi credere reali, almeno per qualche ora, dovranno parlare ininterrottamente, raccontare i propri sogni e quelli del marinaio del sogno…
Alla realtà basta un suono fastidioso, ma rispondente all’esperienza quotidiana, per esistere.
La traduzione di Tabucchi è, naturalmente, eccellente.

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La passione di Goya

Recensione a cura di IoePapperina

L’incontro di un regista teatrale, Jean-Claude Carrière con uno dei registi più grandi del cinema contemporaneo, Milos Forman, ha portato a scrivere questo libro che, per me, è un capolavoro di arte visiva. Si legge con gli occhi perchè le immagini escono dalle pagine in un’unica immensa coreografia.

Gli autori descrivono l’ambiente spagnolo al tempo dell’Inquisizione, mentre infuria la Rivoluzione Francese e finisce il XVIII secolo che come un quadro, appunto di Goya, si ammira in tutta il suo splendore.
La storia corre come su un grande pannello dove Francisco Goya ritrarrà, dapprima pittore di re Carlo, poi un po’ di tutti quelli che gli succederanno per puro senso del denaro, tenendosi per lui solo le grandi opere di cui potremo bearci solo in seguito.
E’ tramite la sua pittura che ci racconta la sua vita.

Conosce così i vari personaggi che popolano il libro, ma si soffermerà maggiormente su Lorenzo Casamares, prima grande inquisitore poi,  scappato in Francia, dismessi gli abiti talari, in seguito ad uno scandalo diventerà amico di Napoleone e ritornerà alla fine in spagna, e su Ines, figlia di una famiglia molto agiata che conoscerà Lorenzo perchè imputata di eresia. Sarà l’inizio e la fine di un amore a senso unico. Tutta la vita, Goya la passa ad osservare le persone per poi metterle su carta, con l’unico filo conduttore di questo amore impossibile nato tra Lorenzo e Ines.

Ognuno con le proprie vicende, ognuno con il proprio destino che però si intrescia, si riunisce, fino alla divisione totale per colpa di una morte violenta sotto gli occhi di tutti i protagonisti.
La vita di un grandissimo pittore dotato di talento eccezionale che ad un tratto diventa sordo ma “la sordità non sembra intralciarlo nella sua opera. Alcuni sostengono che anzi l’abbia aiutato spingendolo a cercare nel profondo dell’anima, nel silenzio che prima di ieri nessuno aveva mai visto.”  Insomma un grande libro.

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