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opinioni di un clown

Recensione a cura di BalkanBeast

“Quando da piccolo chiedevi a tuo padre di parlarti della guerra, ti rispondeva che non aveva ucciso nessuno e che, se era stato costretto a sparare, aveva preso male la mira.
Un’intera generazione ha avuto la mira sbilenca.”
Thomas Loux.

Hans Schnier nasce nella Germania del miracolo economico, della rinascita sociale e della perdita della memoria.
Una Germania dove il capitalismo è di nuovo rampante, pari soltanto all’ipocrisia del popolo e di quella che verrà in seguito chiamata la “generazione dei padri”.
Il libro “Opinioni di un clown” viene scritto nel 1963, quasi a marchiarsi come precursore della rivolta del 1968.

Il personaggio principale è narratore di se stesso, si muove in un periodo storico contemporaneo allo scrittore, nell’arco brevissimo di una giornata.
Giornata nella quale viene evocato passato, presente ed un accenno all’immediato futuro, preclusoci da una brusca frenata della narrazione finale.
Le imprese minerarie Schnier, di cui è proprietario il padre di Hans, scavano, distruggono e smuovono il “sacro terreno” tedesco, difeso metro per metro solo vent’anni prima.
I vecchi reazionari professori filonazisti ora insegnano nelle facoltà e nelle accademie, illustrando ai giovani quelle atrocità di cui loro stessi si macchiarono.
Mentre le madri sono rappresentanti dei “Comitati per la riconciliazione”, donne che due decenni addietro mandavano figli e figlie nella Flack e nei Werwolf.

Uno stato nuovo, fondato su una nuova forma di pensiero positivo, attuato mediante l’annichilimento della memoria. L’annientamento del ricordo; la perdita della responsabilità storica.
Hans Schnier cerca una via di fuga a tutto ciò, scegliendo l’insolito mestiere di clown, cercando così di scappare dalle convenzioni imposte, dall’ipocrisia e dalla menzogna della società del tempo.
Una società nella quale egli è l’inaccettabile, il buffo disprezzo della serietà che rende dignitosa una nazione, egli è talmente inadeguato ad essa da rimanerne isolato. Qui comincia la storia del clown, dalla sua solitudine creatasi dall’abbandono della sua unica ragione di vita ed unico amore: Maria.

“C’è una medicina dall’effetto immediato: l’alcol.
Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria.
Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere precipita più in fretta un operaio ubriaco che cada da un tetto.”
Heinrich Boll, Hans Schnier.

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